mercoledì 17 settembre 2008

Eugenio Comincini sull'omicidio di Abdul Guibre

Si spengono i primi riflettori della cronaca sulla vicenda di Abdoul, che ora passa alle aule dei tribunali. Ma devono restare aperte le riflessioni e i dibattiti esplosi all’indomani della tragedia.

Spente anche le fiaccole della manifestazione del 15 settembre il sindaco di Cernusco, Eugenio Comincini, esprime il suo elogio per la risposta che la città ha saputo dare, con “una iniziativa nata in maniera spontanea ed organizzata in poco tempo: centinaia di persone hanno voluto raccogliere l’appello per una iniziativa che senza vessilli o bandiere permettesse alla comunità di reagire in modo deciso e forte alla violenza e alla giustizia “fai-da-te”, per il rispetto della vita e della dignità umana.

Siamo stati capaci di fare tutto questo, con forte emozione ma in modo composto. Ciascuno di noi ha dato alla manifestazione le proprie sensazioni: in molti il silenzio dell’incredulità, qualcuno le grida della propria rabbia. Emozioni diverse e contrapposte di una città dignitosa e responsabile, consapevole della dimensione della gravità di fatti del genere.”

Ringrazio tutti i cittadini che hanno voluto esprimere la loro solidarietà alla famiglia e testimoniare il no alla violenza. Ringrazio i giovani che si sono radunati presso l’Oratorio Paolo VI per un momento di preghiera. Ringrazio chi ha acceso lumini alle finestre e sui balconi lungo il percorso.

Ringrazio le autorità che in maniera spontanea hanno voluto partecipare alla fiaccolata: il Presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, Assessori e Consiglieri provinciali, gli Assessori ed i Consiglieri comunali di Cernusco sul Naviglio, diversi Amministratori delle città vicine. Era anche presente una rappresentanza del Comune di Milano; una sentita telefonata del Presidente del Consiglio comunale di Milano, Manfredi Palmeri, mi ha trasmesso la solidarietà del Capoluogo ai familiari e la condanna per questo folle omicidio. Sono certo che Milano non sia una città razzista e intollerante; è invece una città aperta all’accoglienza e alle convivenza.

Le parole finali di ringraziamento del padre di Abdoul per una così sentita vicinanza di cittadini e istituzioni al dolore della sua famiglia sono state il miglior modo di concludere un silenzioso cammino nel corso del quale in molti hanno avuto modo di riflettere sulla violenza, sui giovani, sugli adulti, sulle paure della società di oggi.

Mi hanno molto colpito le parole di questo uomo: ‘Ieri ho perso un figlio e ho vissuto un grande dolore; ma oggi ho capito che non sono e non sarò più solo!’. Un grande segno di dignità e di responsabilità.”

Ecco la riflessione letta in occasione della Manifestazione:
Cernusco sul Naviglio – e con essa le persone che hanno passione civile – è sconcertata dalla tragica morte di uno dei suoi giovani cittadini, che abitava con la sua famiglia nel quartiere Aler, a sud della città.

Abdoul e la sua famiglia sono conosciuti come persone perfettamente inserite nella nostra comunità: il ragazzo ha studiato nelle nostre scuole, ha giocato a calcio in una delle nostre società sportive e ha frequentato il nostro Centro di Aggregazione Giovanile.

E ora, in questa situazione, che ha dell’irreale e dell’incomprensibile, ci troviamo a riflettere sulle ragioni della sua assurda morte. Il mio primo pensiero va alla famiglia Guibre e al suo doloro, che nessuno mai potrà risarcire.

Su questa vicenda c’è e ci sarà molto da riflettere, ma ora è necessario reagire.

E la nostra deve essere una reazione decisa e forte di civiltà, contro la violenza e la giustizia “fai-da-te”, per il rispetto della vita e della dignità umana.

Se fossero veritiere le ricostruzioni sin qui diffuse sull’accaduto, ci troveremmo di fronte a un omicidio ingiustificabile e privo di ragioni. Quello che Abdoul e i suoi amici avrebbero fatto accomuna molti ragazzi che il sabato notte girano per locali e spesso si rendono responsabili di qualche bravata e sopruso. Dobbiamo disapprovare questi gesti e pensare a come meglio educare ed accompagnare i giovani. Ma una reazione così spropositata rimane inammissibile e impone un’analisi anche sull’educazione ed il senso civico degli adulti.

Se in questa vicenda vi fossero connotati riconducibili al razzismo, come emerso dalle prime testimonianze, ciò renderebbe ancora più grave l’accaduto e ci imporrebbe un’attenta valutazione politica sulle reali ragioni del disagio e dei problemi della sicurezza e della convivenza civile con chi appare diverso, troppo spesso utilizzati per propaganda. Sono certo che Milano non sia una città razzista e intollerante; è invece una città aperta all’accoglienza e alla convivenza. E anche per imporre questa visione delle cose, la reazione della comunità civile deve essere immediata e decisa.

Fin qui, per ora, le riflessioni. Ciò che resta tragicamente certo oggi è che Abdoul è stato ucciso in maniera violenta e incivile ed è necessario che la comunità faccia sentire il proprio abbraccio di conforto alla sua famiglia. E noi lo faremo con questa fiaccolata silenziosa che raggiungerò la casa della famiglia Guibre.

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